Perché

Perché. Perché questo blog, avrei voluto scrivere. Invece la domanda è, perché, mi debba essere suonata una notifica non appena ho digitato la prima parola.

Pausa. Sembrava essere una notifica interessante. Un contatto, nuovo, con tutta la leggerezza di ciò che è nuovo, inesplorato, curioso, dotato di energia sufficiente per risucchiare il presente in un vortice e precipitevolissimevolmente attivare la pancia, la gola, la salivazione. La salivazione della mente, anche. Fare gli occhi più brillanti, la pelle splendida, direbbero gli Afterhours.

Perché questo blog (ho messo il silenzioso, potrei venire interrotta soltanto da un’eventuale eruzione di curiosità ingestibile). Ci penso da anni, in quel modo vago in cui si immaginano cose nelle intersezioni tra le cose reali, quelle che si fanno davvero. Scrivere, per chi?

Stamattina il mio psicanalista se n’è uscito con il commento “Che follia!” quando gli ho detto che tendo a fidarmi di più delle persone che non conosco, che con loro riesco a lasciarmi andare meglio (poi ha aggiunto altro, per carità, ma mi diverte troppo che abbia davvero pronunciato quelle parole, uno psicologo al suo paziente, quindi mi piace isolarle). Insomma, per chi, il blog. Per te che leggi, che suppongo sia quel tu al quale ho scritto così tante, tante poesie e scartoffie.

Per quei volti illuminati dalla luce tenue di questi schermi che ci guardi dentro e puoi vedere tutto il mondo (una magia, mi sembra, una sfera di cristallo un po’ più piatta). Una volta vidi su una rivista una serie di ritratti che un fotografo aveva fatto a dei volti illuminati dalla luce dei computer, davvero stupendi, purtroppo non ricordo di chi si trattasse. Queste luci biancastre e bluastre compongono una specie di cornice intorno al volto. Allora ho iniziato a pensare a quanti di questi quadri meravigliosi splendano ogni notte nel silenzio di quattro mura. Opere d’arte in movimento che nessuno fotografa. Come, forse, le cose più belle.

Delle quali, ad ogni modo, vale la pena parlare. Ho letto che serve un tema, per creare un buon blog. Non ho un tema. Il mio tema sarà l’assenza di un tema e il modo in cui tutti i temi si intrecciano nel tessuto dei giorni. Cosa spinga una persona a comunicare, mi interessa, quindi potrei scriverne. Mi interessano molte cose. Mi interessa il modo in cui un’identità si definisce e si presenta, potrei scrivere anche di questo. Mi interessano le mode, le atmosfere che si respirano on the road. Mi interessa il frappé di gelato all’anguria, e potrei scriverne, potrei farne poesie vibranti cariche di ispirazione, in quanto è fondamentalmente impossibile soddisfare questa mia voglia nella città in cui mi trovo, Berlino.

Mi interessa anche Berlino, con la sua mancanza di attributi, con la sua personalità data dal continuo passaggio da una personalità ad un’altra, con la sua natura che assomiglia all’arcobaleno di colori di un camerino nel quale qualcuno indossi rapidissimamente una maschera e un costume dopo l’altro.

Nel mio blog potrei scrivere di un individuo umano, una donna in questo caso, e di un luogo, Berlino in questo caso.

Stay tuned.

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