Spazio

Sono una colonna che prega senza mani

i capelli annodati al cielo

i piedi che seguono le orme dei burroni

Spalanco gli occhi sulle ricalcitranti ovvietà

che cuciono le cicatrici di questo tempo onesto

piegato, afflitto, con il collo sconquassato

da suoni che la bocca non sa intonare

 

Conto i sassolini del sentiero che allontana

e ti cerco alle mie spalle

 

È buio, ma nella distanza individuo lo zoppicare

di un figuro trasognato che canta melodie di un deserto che non so

 

Sono una donna

non chiedetemi di più

sono un fiume marrone e amo impastare di fango ciò che fluisce

trasformarlo

in un tentativo

 

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