Rotture, discontinuità, pause, confini. Bum.

Si perdeva sull’orlo delle linee di confine.

Amava percorrere ognuna delle crepe sottili nascoste tra i contorni delle cose. Notava con grande godimento i momenti di passaggio come quello in cui i lampioni si spengono al mattino; era piacevolmente sorpresa quando le capitava di alzare lo sguardo proprio in quell’attimo e di affondare per un secondo in quel silenzioso e modesto transito dalla notte al giorno.

Serve un solco nel terreno affinché i semi possano aderire al suolo e svilupparsi, serve un solco nella mente affinché si possa apprendere qualcosa di nuovo e far spazio a nuove informazioni, nuovi pensieri e visioni (dal latino apprehèndere, imparare, impossessarsi). Creare una breccia non è tanto semplice, il nostro cervello è abitudinario come una mucca al giogo, e così lo è il corpo, rinchiuso nei modi di muoversi ormai assimilati. E anche gli atteggiamenti fisici determinano sensazioni e pensieri.

Ci sono stratagemmi diversi per creare un foro, un’interruzione, una discontinuità. Cercare di indurre la possibilità di questo spazio dovrebbe essere una priorità, ché fatti non fummo per viver come bruti. C’è l’approccio fisico. Penso al tai-chi, ai movimenti di Gurdjieff e a tutte le decine di pratiche che cercano di accedere al nostro nucleo interrompendo certe abitudini consolidate (l’ultima volta che abbiamo appreso movimenti nuovi è stata la prima volta in acqua, la prima volta in bicicletta…e poco altro). C’è l’approccio cognitivo, ad esempio quello che svariate manifestazioni artistiche cercano di indurre, quello basato sulla sorpresa, sulla non-soddisfazione di un’aspettativa. Le flash-mob sono uno degli stratagemmi più simpatici per generare queste tanto importanti rotture delle aspettative, discontinuità in ciò che l’immaginazione dà per scontato.

Il termine shock (dal francese chuquier, colpire, smuovere, a sua volta di origine germanica) nonostante la connotazione negativa dalla quale generalmente è gravato, esprime l’essenza di ciò che andrebbe compiuto volontariamente per avere la possibilità di rimanere vigili e autodeterminanti. Colpire le abitudini mentali significa spezzare quelle prigioni sinaptiche nelle quali si plasmano i nostri desideri, diventando pericolosamente vittima di ciò che viene proposto dall’esterno.

La sveglia è come un pugnale, certe mattine, e soltanto dei colpi ben direzionati possono assicurarci che la ragione si svegli dal sonno nel quale continuamente tende ad adagiarsi. “Il sonno della ragione genera mostri”, ma la sua veglia genera amore e comprensione, intelligenza e quel senso critico che permette di essere umani a tutti questi individui che cercano un modo per convivere. La sua veglia crea la possibilità di parlare di uomini e non di gruppi, di esperienze e non di approssimazioni, di guardare le cose senza le lenti imposte da pericolose generalizzazioni.

La prima volta che mi sono trovata sul confine percorribile a piedi tra due stati ero su un traballante ponte tra la Germania e la Polonia, ero piccola e ho iniziato a saltellare di qua e di là fino allo sfinimento. A ballarci sopra distruggendo a colpi di bacino il significato del concetto di confine; c’era una nota provocatoria nella mia azione, sentivo con piacere di prendermi gioco di qualcosa che non capivo fino in fondo, ma del quale percepivo il peso invisibile. Perché lo era, invisibile.

Ciò che vi è di più importante nella musica sono le pause. Sono i silenzi, gli spazi tra le note, le interruzioni a determinare la forma e rendere possibile l’ascolto e la distinzione degli episodi. Cerchiamo di creare ogni giorno dei fori, degli anfratti per lasciarci toccare da ciò che appare estraneo solo perché non lo abbiamo ancora reso nostro, quindi appreso. Mangiamo peperoncino forte, ringraziamo quelle cose strampalate che a volte accadono, come la tartarughina di ceramica che mi stava per spezzare un dente e che ho sputato esterrefatta quando a Nantes ho addentato un pezzo di torta senza conoscere la curiosa usanza pasquale.

Sbigottiamoci.

 

3 risposte a "Rotture, discontinuità, pause, confini. Bum."

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