Donna.

“Donna non si nasce, lo si diventa”, scrive Simone de Beauvoir. Queste parole, stampate sul retro de Il secondo sesso, che leggo e non leggo da un paio di anni e che mi preoccupo di posare sempre in modo da lasciare la copertina posteriore visibile, hanno scavato un piccolo solco nella mia sensibilità. All’inizio le trattavo con indifferenza, ma capitava che le cercassi con lo sguardo quando passavo vicino al libro, poi ho iniziato a guardarle più esplicitamente, talvolta a ricordarle, a contestualizzarle, finché non sono arrivata perfino a citarle, qualche giorno fa.

E adesso di nuovo. Qualche tempo fa raccontavo di come da piccola mi accorgessi con disagio del fatto che tutto ciò che scrivevo avesse un carattere strano, diverso, dissonante, rispetto a ciò che ero abituata a leggere. Poi, nella tarda adolescenza, capii finalmente dove stesse l’inghippo: gli autori che avevo letto fino a quel momento erano praticamente tutti uomini…eccezion fatta per le poesie scritte sotto ai cieli di Lesbo e poco altro. Quando mi aprii alla letteratura femminile scoprii un mondo per me rivoluzionario, finalmente accogliente, affine, in grado di farmi rivalutare quello che avevo scritto e ritenerlo normale, plausibile. “E quale sarebbe la differenza”, mi fa la persona alla quale stavo raccontando questa cosa “tra un’espressione maschile e una femminile, in una parola?”. Quella femminile è più sanguigna, gli ho detto.

Il sangue.

Da diversi anni accolgo il ciclo mestruale come qualcosa di interessante e salvifico, nonostante soffra di dolori piuttosto forti. Salvifico nel senso che qualsiasi cosa occupi la mia mente e costituisca le mie preoccupazioni diventa da un momento all’altro secondario, ridicolo, in grado di collocarsi di nuovo al posto che gli spetta, perché io ho qualcosa di più importante di cui occuparmi, qualcosa di ineluttabile. La mia appartenenza, la mia schiavitù se vogliamo (non importa cosa sia, solo che si tratti di qualcosa di mio), la mia vocazione a essere un pezzo di questo pianeta e della natura, con le sue meraviglie e i suoi limiti (che non conosciamo e che postuliamo per comodità).

Come un rombo sordo e poi sempre più invadente sento la forza della natura, il fuoco del pianeta che si fa strada nel mio bacino e chiede accoglienza al centro del mio corpo, al centro di ciò che sono. Allora mi sento terra, mi sento madre, non solo dei figli che magari avrò, ma degli alberi che mi stanno davanti, delle persone che si muovono intorno, del fiume che ascolto scorrere, di me stessa e di quelle nuvole lassù, morbide e vaporose come le coperte che vorrei intorno.

E’ così che la mestruazione è diventata un’esperienza fondamentale della mia quotidianità e, in quanto esperienza illuminante, trovo che meriti una qualche forma di rispetto. Non è stancante continuare a vedere quelle gocce blu che riempiono gli assorbenti delle pubblicità e non è snervante aver dovuto imparare, almeno da piccole, a compiere gesti rapidi per estrarre un assorbente dalla borsa e nasconderlo in una tasca per recarsi in bagno? Non voglio dilungarmi raccontando di quanto fossi scioccata nel sentir parlare le prime volte di come nell’ambito di certe tradizioni le donne con le mestruazioni fossero ritenute impure e cacciate.

Ad ogni modo…a volte sanguina, una donna. E tante altre cose. Quando mi sono trasferita a Berlino mi ha colpita quanto poco capitasse di essere guardata dagli uomini per la strada e quanto spesso capitasse di esser guardata dalle donne. Non capivo che razza di sguardi fossero, ok che è una città omo, ma possibile che tutte, dico io…ma dopo un po’ ho colto quella che secondo me era la loro natura. Sono arrivata alla conclusione che fossero sguardi di fratellanza (simpatica questa, temo che sorellanza sia più appropriato), una specie di muta complicità al femminile che in Italia ho avuto modo di incontrare più raramente. (Più spesso ho incontrato una sottile forma di rivalità, competizione, qualcosa di tramandato di generazione in generazione – penso a certe parole di mia nonna, mia zia, mia madre – e supportato da una politica che ha promosso una certa immagine della donna invece di combatterla…)

Non desidero scrivere di politica, anche se esiste poco che non sia politico. Mi ascolto Acida dei Prozac+ e vado al bagno di questa biblioteca sbandierando il mio assorbente.

Non è vero, lo metterò in tasca.

 

 

 

 

7 risposte a "Donna."

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  1. La complicità o l’empatia tra donne non è fratellanza ma sorellanza che è poi il cardine del Movimento femminista.

    Ti ringrazio molto dell’attenzione che hai voluto dare al mio blog tornerò presto a leggerti con attenzione e con piacere.

    Shera 🎼🎵🎵

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    1. “(…) Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. (…)” Aristofane in Platone

      🙂

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